Scheda 8 – Sistema a rete misto dei Servizi per il Lavoro

Scheda 8 – Sistema a rete misto dei Servizi per il Lavoro

In sintesi

Con la consapevolezza che il velocizzare e rendere dinamico l’incontro domanda/offerta di lavoro da solo non basta a risolvere i drammi dell’occupazione che manca, anche a fronte dell’economia che ristagna e arretra nella nostra area, il progetto si pone l’obiettivo di dotare gli ambiti territoriali della Regione di un sistema a rete misto dei Servizi per il Lavoro, a conduzione pubblica che intercetti le difficoltà delle persone a trovare lavoro e contemporaneamente fornisca un servizio efficiente alle imprese, che sia diffuso nella città, in rete con altri soggetti pubblici e con le Agenzie Private che, in convenzione, gestiscano la ricerca di impiego, reimpiego, orientamento e formazione al lavoro.

La situazione e la proposta

Il mercato dei lavori assume caratteristiche di una forte complessità superiore ai normali contesti territoriali. Siamo in presenza di strumenti operativi inadeguati sul versante dei servizi al lavoro, e a questo problema si somma l’ulteriore difficoltà della delega sui Servizi Per l’Impiego (SPI), per legge affidata alla Provincia, che ad oggi è di fatto, senza governo da un anno.

Le carenze strutturali di gestione politica ed organizzativa da parte delle provincie delle politiche attive per il lavoro, dei suoi relativi Servizi per l’Impiego e delle politiche e gestione delle politiche della formazione professionale, oltre che arrecare danno a un servizio indispensabile per un’ampia fascia di lavoratori in situazioni di oggettiva difficoltà ci ha lasciato di fatto sguarniti di importanti presidi sociali e funzioni di servizio indispensabili per la ricerca, l’impiego e il reimpiego dei lavoratori.

I circa 300.000 disoccupati nella Regione, sono oggi, di fatto, nella stragrande maggioranza abbandonati a loro stessi, hanno scarsissime possibilità di incontrare operatori pubblici che siano in grado di compilare un buon bilancio delle proprie competenze professionali, che sappiano indirizzarli verso una formazione professionale “utile”, che sappiano attivarli verso una ricerca attiva della propria ricollocazione, e che sappiano seguirli in questo percorso. Proprio per le caratteristiche peculiari dell’area metropolitana, a forte vocazione sui servizi, occorre che qui i servizi per l’impiego abbiano l’ambizione di diventare un cantiere aperto di sperimentazione.

Questo attuale sistema è vecchio, dispendioso, mai decollato nelle sue funzioni innovative, autoreferenziale, senza nessun contatto reale con il mondo della formazione professionale, senza nessuna attitudine alla gestione delle politiche attive del lavoro e senza nessun contatto vero con il sistema delle imprese: per questo deve essere completamente ripensato, deve avere un ambito di azione sull’area metropolitana, deve perdere qualsiasi ambizione di governo del sistema (governance pubblica e operatività privata) e invece porsi il compito di essere il perno del governo e del controllo dell’intero sistema a rete in cui interagiscono i Comuni dell’area metropolitana, le Scuole e le Università, le Agenzie Private Autorizzate e convenzionate, i Centri di Formazione Professionale accreditati, gli Enti Bilaterali, il sistema dei Consulenti del Lavoro, ed anche le associazioni e/o organismi del privato sociale.

L’attuale situazione, si è determinata nel tempo dall’intreccio delle trasformazioni di tre ambiti strettamente connessi tra loro quali: il sistema economico locale, il mercato del lavoro locale e le politiche attive del lavoro attivate. Essa impone ed evidenzia sia i problemi strutturali, sia gli effetti imprevisti degli impatti negativi che non si è riusciti adeguatamente a fronteggiare.

Oggi ai servizi per l’impiego viene chiesto molto di più: non più notai che registrano il “transito” delle domande e delle offerte di lavoro, ma di essere capaci di “leggere” il proprio territorio dal punto di vista socio-economico, di essere “parte attiva” nel favorire nuove opportunità e nuova occupazione, in un rapporto dinamico e di dialogo con il mondo delle imprese che deve tornare a fidarsi del sistema.

Occorre che si facciano territorialmente sperimentazioni sulle politiche attive del lavoro, in una logica di squadra, perché tutti facciano un pezzo del percorso, e si assumano parti di responsabilità.

Occorre per questo che il sistema dialoghi con tutti gli attori sociali presenti sul territorio.

Non solo Roma e i comuni, ma anche:

– il sistema scolastico/universitario per re-impiantare un rapporto proficuo di avvicinamento della scuola alle professioni e orientamento al lavoro;

– il sistema della Formazione Professionale che in questa concezione è indispensabile (stendendo un velo pietoso sull’uso e l’abuso perpetrato fino ad oggi di questo strumento);

– indispensabile un rapporto in convenzione con la rete delle Agenzie Private Accreditate, che dovranno aver riconosciuto un corrispettivo legato ai risultati di ricollocazione conseguiti;

– con il sistema della Fondazione dei Consulenti del Lavoro, sfruttando la loro presenza capillare territoriale che in un sistema integrato pubblico/privato può essere immediatamente operativa;

– con gli Organismi Bilaterali espressioni dei datori di lavoro e delle OO.SS., che lavorando nella mutualità dei sistemi contrattuali dei vari settori, sono a diretto contatto con le dinamiche dei vari settori produttivi, ed hanno competenze e capacità operative;

– con Organismi e Associazioni del Privato Sociale, con uno schema d’integrazione sussidiario non residuale con il sistema pubblico, sia per orientare i percorsi di formazione permanente, sia come veri e propri attori nella filiera del lavoro.

Questo sistema interorganizzativo dovrà lavorare in sinergia, con una governance chiara, con compiti definiti, con obiettivi trasparenti, capace di incrementare il livello di efficienza del sistema nel suo complesso.

Si dovrà mettere in sinergia le risorse presenti pubbliche e private, superando visioni ideologiche perdenti (dove perdenti sono coloro che non possono usufruire realmente del servizio) di contrapposizione tra pubblico e privato.

Il sistema pubblico dovrà governare il processo, non gestirlo. Roma Capitale deve far evolvere velocemente i propri 16 COL territoriali, che attualmente languono senza identità e senza un ruolo loro malgrado, in veri e propri Centri Per l’Impiego; metterli in rete con i CPI presenti (5); instaurare da subito un sistema misto di collaborazione con tutti gli attori del sistema, nella chiarezza dei ruoli.

Il sistema dovrà avere una forte diffusione territoriale, dovrà avere come fondante un Patto forte con il sistema della rappresentanza delle imprese per l’utilizzo del sistema e dovrà essere laboratorio di sperimentazione delle politiche attive del lavoro nel territorio.

In breve occorrerà:

– Un sostanziale via libera della Regionale Lazio sulla proposta;

– Un’intesa con Italia Lavoro a supporto del progetto (supporto e non gestione);

– Presentazione di progetto sperimentale da finanziare con FSE;

– Delibera Roma capitale sulla ristrutturazione delle funzioni dei COL;

– Accordo piano strategico con gli interlocutori della rete: standard operativi, funzioni, diritti,

doveri (chi fa che cosa) di ognuno;

– Patto con Associazioni Datoriali ad usufruire dei servizi;

– Patto con OO.SS. di condivisione degli obiettivi;

– Piano formazione professionale degli operatori dei Centri.

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