Scheda 4 – Transizione scuola-lavoro e alto apprendistato

Scheda 4 – Transizione scuola-lavoro e alto apprendistato

In sintesi

Le proposte hanno l’obiettivo di promuovere una maggiore integrazione tra percorsi formativi e percorsi lavorativi puntando sulla collaborazione tra imprese, scuole e università. Tale processo si costruisce mettendo a fattor comune le best practice che in tutta Italia sono diffuse ma poco note, in particolare quelle reperibili nel Lazio. L’obiettivo è costruire una comunicazione (istituzionale e non) che riporti, anche grazie all’ausilio delle nuove tecnologie, la questione della transizione studio-lavoro al centro dell’agenda Paese. In concreto, tra gli strumenti da promuovere maggiormente, va sottolineato l’apprendistato c.d. “alto”, ossia un percorso di apprendistato da svolgere interamente in università (durante il percorso di laurea, master, dottorato di ricerca).

La situazione e le proposte

Nel Lazio, così come nel resto del Paese, il mondo della scuola e il mondo del lavoro sono su due piani distinti che difficilmente sono messi in comunicazione. I giovani incontrano tardi il mondo del lavoro e sono quelli che in Europa più si trattengono nel percorso di studi. Con effetti molto gravi sia sull’occupabilità delle nuove generazioni, sia sulla competitività delle imprese.

Tra le cause principali della disoccupazione giovanile c’è la difficile transizione dallo studio al lavoro. Che i giovani si trattengano troppo nel percorso formativo è dimostrato dall’ultimo studio della Fondazione Agnelli: l’età media dei laureati negli ultimi 5 anni è di 25,6 anni per un titolo triennale e di 27 anni per un titolo magistrale.

Nella maggior parte dei casi chi è riuscito a laurearsi (sia alla triennale che alla magistrale) non ha mai svolto nessuna una prestazione lavorativa durante lo studio. Secondo Italia Lavoro tra i giovani in pochi hanno avuto un’esperienza di lavoro retribuito nel corso degli studi: solo il 3,5% dei 15-19enni, il 14,8% dei 20-24enni, il 19,9% dei 25-29enni. Si pensi che ad esempio in Germania e Regno Unito la quota di 15-19enni che ha esperienza di lavoro durante lo studio supera il 15%[1]. C’è dunque una difficoltà oggettiva nella transizione studio-lavoro che porta i giovani a permanere il più possibile nel sistema formativo e a restare “dentro al tunnel”, come l’ha definito con efficace metafora Francesco Pastore.

Ad aggravare il quadro di una profonda crisi occupazionale per i giovani è altresì il fenomeno del c.d. mismatch tra domanda e offerta del lavoro. Questo tipo di fenomeno fa acquisire al problema dei tratti paradossali: nonostante un forte tasso di disoccupazione giovanile, molte aziende non riescono a trovare le figure professionali di cui hanno bisogno per diventare più competitive. Gli ultimi dati Unioncamere per il 2013 (Rapporto Excelsior 2013) mostrano che le imprese cercano ma non trovano oltre 65 mila figure professionali. Tra i diplomati mancano periti meccanici, tecnici del tessile, designer, tecnici agrari, elettrotecnici. Il Rapporto mostra che si tratta di un fenomeno molto diffuso, che riguarda tutto il Paese: in Lombardia 9 progettisti informatici su 10 non si trovano. Nel Lazio sono introvabili gli specialisti in termoidraulica.

Le proposte si focalizzano soprattutto sull’apprendistato alto, visto come strumento principe di transizione studio-lavoro.

A chi serve l’apprendistato alto e perché è uno strumento utile per trovare lavoro

Chi usa l’apprendistato nel Lazio? Come?

Il Lazio può essere un modello di diffusione dell’alto apprendistato (così come la Lombardia)?

L’idea di fondo è che il Lazio abbia le potenzialità per poter essere una best practice. Come realizzarla?

Intanto bisogna conoscere e comunicare quanto è stato fatto finora. Di conseguenza le due proposte sono legate entrambe alla comunicazione:

–        Comunicazione all’opinione pubblica delle Best Practice laziali (censimento e successiva narrazione delle esperienze di apprendistato alto nel Lazio). Il censimento sarà possibile grazie alla collaborazione con l’Ufficio Regionale del Lavoro e di università campione (es. Roma Tre). Per la narrazione bisognerà scegliere dei “testimonial” (anche politici, se però hanno fatto un apprendistato) e utilizzare uno strumento (es. camper) per portare nelle scuole e nelle università queste testimonianze ai giovani. Come nel Regno Unito si potrebbe realizzare un Apprenticeship Week in cui si mostrino gli effetti positivi dell’alto apprendistato.

–        Comunicazione istituzionale su ciò che è l’apprendistato. Tutti i responsabili laziali del Pd (più i parlamentari del Lazio e i consiglieri regionali) che si occupano di scuola e università vanno formati sui contenuti legislativi dell’alto apprendistato. Si organizzeranno seminari e tavoli di lavoro a cui parteciperanno imprenditori, studenti, operatori del lavoro, docenti e tutti coloro che possono spiegare meglio l’apprendistato sia sotto il profilo pratico che sotto quello teorico.

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