Scheda 3 – Università

Scheda 3 – Università (collaborazione esterna di R. Petrilli) 

In sintesi

In materia di Università e ricerca, la Regione potrà intervenire secondo due linee progettuali e operative, consentite dalla normativa vigente:

  • sviluppando un nuovo ruolo della Regione rispetto all’alta istruzione e formazione: da semplice supporto finanziario a promotore di coordinamento, raccordo e programmazione;
  • elaborando  modelli sperimentali per le Università del territorio regionale.

La situazione e le proposte

Nuovo rapporto tra ricerca e imprenditorialità regionale

Negli anni recenti, la Regione Lazio ha assunto il ruolo di semplice supporto finanziario alle attività delle università del territorio regionale, cercando di compensare le carenze del finanziamento pubblico. Ha investito molte risorse in una miriade di interventi, unificati solo nominalmente da “linee di indirizzo” (in genere corrispondenti a indirizzi nazionali o europei),  e leggibili, di fatto, come finanziamenti ai vari soggetti uniti in partenariato. Sembrano essere stati assenti interventi di valutazione (ex ante/ex post) delle scelte operate e delle realizzazioni.

Alcuni esempi:

1) Il Programma Operativo Regionale Fondo Sociale Europeo del Lazio 2007-2013 (Assessorato all’Istruzione, Diritto allo studio e Formazione della Giunta Marrazzo (2005-2009) ha programmato 13 Poli formativi gestiti da partenariati locali. Il rapporto finale, Lazio Poli Formativi (2009), fornisce una serie di dati (13 Poli formativi regionali, ampia varietà dei soggetti in partenariato, risorse per quasi 10 mln, soggetti destinatari) che disegnano un quadro molto frazionato, nella progettazione e nella distribuzione delle risorse. Soprattutto, in assenza di fasi di valutazione, non si ricavano indicazioni su come siano state messe in valore le specificità dei diversi soggetti dei partenariati, a partire dalle Università laziali coinvolte.

2) La Giunta Polverini (2010-12) non cambia la situazione di frazionamento dei finanziamenti, ne cambia soltanto la destinazione. Il Programma strategico regionale per la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico 2011-2013 è stilato dall’Assessorato al Bilancio, Programmazione economico-finanziaria e Partecipazione.  Alla direttiva europea di «migliorare le condizioni generali e l’accesso ai finanziamenti per la ricerca e l’innovazione, facendo in modo che le idee innovative si trasformino in nuovi prodotti e servizi tali da stimolare la crescita e l’occupazione» (strategia “Europa 2020”, 17 giugno 2010), il Programma risponde spostando l’asse strategico degli interventi regionali dal «sostegno al sistema dell’offerta di ricerca» alla «domanda di innovazione delle imprese [PMI]…[che] diventano protagoniste … orientano e indirizzano l’azione degli organismi di ricerca» (p. 10). Solo una pagina del Programma, l’ultima, è dedicata alla necessità di ripensare il «sistema di governo regionale della ricerca», e solo l’ultima riga della pagina cita tra gli altri l’obiettivo di «valutare i risultati».

3) Oggi, l’Assessorato alla Formazione, Ricerca, Scuola e Università della Giunta Zingaretti, sembra pensare all’Università nei soli termini di diritto allo studio: «In campo universitario verrà revisionata la spesa su “Laziodisu” contestualmente alla modifica della riforma del 2008. La priorità è rappresentata dall’erogazione delle borse di studio per gli studenti meritevoli e bisognosi, oltre a un progetto sulla residenzialità degli studenti con l’apertura all’housing sociale» (http://www.regione.lazio.it/smeriglio/). Ma la tradizione del frazionamento progettuale, della distribuzione a pioggia dei finanziamenti e nessuna operazione di verifica si ritrova in due aspetti: il frazionamento delle competenze dell’assessorato in Commissioni diverse (Comm. V – Cultura, Diritto allo studio, Istruzione, Pari opportunità e Spettacolo;  Comm. VIII – Agricoltura, artigianato, commercio, formazione professionale, innovazione, lavoro piccola e media impresa, ricerca e sviluppo economico); il progetto Formazione On Demand  (http://www.regione.lazio.it/scuola-ondemand/), destinato al mondo della scuola, ma a cui partecipano come soggetti richiedenti enti pubblici (scuole, Università, centri di ricerca) e enti e associazioni private (tra cui: Fondazioni, cooperative, imprese), singolarmente o in rete. I finanziamenti sono compresi tra 500-20.000 euro (tra i finanziati: Circoli Bocciofili, Comuni del Lazio, Dipartimenti universitari, istituti scolastici …).

La tendenza appena descritta dovrà essere messa in discussione e la Regione dovrà assumere il ruolo di coordinamento, raccordo e programmazione della ricerca e della formazione, nel quadro di scelte culturali strategiche. Il nuovo ruolo è altrettanto propulsivo di quello incentrato sulla semplice erogazione di finanziamenti, e richiede  strumenti operativi nuovi oltre che la capacità della Regione di collegare i due soli fattori capaci di incidere seriamente sullo sviluppo del territorio:  la ricerca (Università) e l’economia (Impresa).

La Regione Lazio potrà assumere il ruolo di coordinamento e programmazione, facendosi sede per l’incontro delle forze economiche e culturali, convogliando le risorse dei primi e le capacità delle seconde verso l’obiettivo comune dello sviluppo, riassumibile in un  Atto di indirizzo per la ricerca e l’innovazione.

Da un punto di vista generale, il ruolo di coordinamento e programmazione assegnato alle Regioni:

–        va svolto in via prioritaria attraverso strumenti di natura paritetica, per rispettare l’autonomia delle Università;

–        non deve  produrre l’incremento della legislazione regionale, anche per evitare di aggravare l’eccesso di regolazione che attualmente caratterizza le Università italiane e  soffoca la loro autonomia (cfr. il nostro documento sulla Prospettiva nazionale);

–        deve essere stimolato dalla previsione, all’interno della legislazione statale, di alcune norme di carattere generale che consentano alle Regioni ed agli altri enti del territorio di assumere questo nuovo ruolo direttivo, dettandone i criteri fondamentali di esercizio.

Indicazioni operative possono essere ricavate da esperienze regionali già in corso (Veneto,  Lombardia), che individuano investitori privati disposti finanziare progetti da portare avanti in ambito universitario. Le imprese che al loro interno siano già impegnate a produrre ricerca saranno sollecitate a trovare forme di collaborazione con gli Atenei.

In concreto, l’Atto di indirizzo potrà essere elaborato e sostenuto da un organismo di coordinamento rappresentativo del sistema universitario, della rete della ricerca e dell’innovazione regionale e dell’imprenditoria regionale, capace di lavorare seguendo il criterio della semplificazione e con strumenti digitali. E dovrà prevedere una valutazione indipendente e qualificata dei progetti finanziati (prima, durante e dopo la loro attuazione).

Modelli organizzativi sperimentali per le Università del Lazio

L’Università contribuisce allo sviluppo del territorio non soltanto con la ricerca ma anche con la  formazione culturale e professionale dei cittadini. In questa prospettiva, assume importanza fondamentale l’offerta formativa.  Anche in questo caso le Regioni devono poter svolgere un ruolo di propulsione e guida strategica a favore di una programmazione motivata anche dalle esigenze territoriali.

A questo scopo, la Regione Lazio dovrà lavorare in due direzioni:

a) recensire la domanda di conoscenza (e di professionalità) nelle diverse aree del territorio in relazione all’offerta professionale;

b) favorire un’interlocuzione efficace tra la domanda di conoscenza/domanda di professionalità e l’offerta universitaria, sollecitando quest’ultima a essere sempre più orientata nella direzione della specializzazione, o, almeno, della focalizzazione tematica.

Le esigenze del territorio possono fungere da bussola per orientare le scelte di programmazione e di organizzazione degli Atenei, tenuto conto del quadro normativo già esistente (gli artt. 1, comma 2 e 1, comma 6 della legge 240/2010), che fa riferimento a modelli organizzativi sperimentali per le università.  Gli interventi possibili  sono di vario tipo e facilmente programmabili, alcuni secondo una tipologia già nota, come i tirocini curricolari retribuiti; altri invece più innovativi, quali, ad esempio, i progetti di formazione post-laurea per nuove figure professionali rispondenti alle esigenze del territorio[1]. Tutti, però,  dovranno essere pensati come realizzazione del quadro strategico complessivo elaborato dalla Regione nell’ottica di collaborare alla definizione dell’offerta formativa delle università territoriali.

 [1]             Un esempio può  illustrare come si possa realizzare la collaborazione tra strutture della ricerca e strutture imprenditoriali attraverso la definizione di nuove figure professionali:  l’Operatore esperto in trasferimento, valorizzazione e protezione dei risultati della ricerca.  Tale figura professionale dovrà avere le competenze necessarie a valorizzare i risultati della ricerca, favorire il raccordo tra sistema di ricerca e sistema produttivo e sociale, favorire la formazione di reti di ricerca internazionali. Possono essere interessati  laureati magistrali / dottori di ricerca. Il percorso formativo dovrà prevedere una fase di formazione, in Italia e all’estero; e una fase di ricerca. I contenuti della formazione dovranno prevedere temi quali: supporto all’innovazione e scouting di impresa;  technology forecasting: esplorazione e identificazione delle tecnologie emergenti nel medio-lungo termine rilevanti per il sistema regionale; tecniche e metodologie per partecipare con successo ai bandi europei;  comunicazione e marketing delle strutture di ricerca; attività di incubazione, pre-incubazione e promozione di spin-off e start-up e nuove imprese collegate all’ambito universitario; internazionalizzazione e rapporti di cooperazione internazionale nell’ambito dell’alta formazione, della ricerca e del trasferimento tecnologico.

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