Scheda 2 – Scuola

Scheda 2 – Scuola (collaborazione esterna di S. Pasticci) 

Il futuro non può attendere: proposte per una scuola delle competenze

In sintesi

La scuola gioca un ruolo fondamentale nella crescita del capitale umano, sociale ed economico del Paese. Per migliorare la qualità dell’istruzione si propongono alcune misure concrete (su scala nazionale e regionale) volte a colmare il divario tra la formazione scolastica e le competenze richieste da un mondo del lavoro in costante e rapida evoluzione.

La situazione

Qualità dell’istruzione

I principali programmi di rilevazione internazionale (PISA 2012) attestano che il livello di istruzione degli studenti italiani è nettamente inferiore alla media dei paesi OCSE; i risultati  peggiori si registrano nel Mezzogiorno, mentre il Lazio è l’unica regione del Centro al di sotto della media nazionale. La validità di questi programmi (come quella dei test INVALSI) è fortemente contestata da insegnanti e sindacati; ma cosa misurano, concretamente, questi test?

Gli studenti sono valutati non solo in termini di conoscenze (padronanza del programma di studi), ma anche in termini di abilità e competenze. Secondo la definizione fornita dal Quadro Europeo delle Qualifiche e dei Titoli (2006), le competenze «indicano la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale». Per risolvere questi test non basta dunque aver appreso delle nozioni, ma bisogna utilizzarle per risolvere problemi reali che richiedono l’uso critico e ragionato degli strumenti appresi in classe. In definitiva, l’immagine della scuola italiana che emerge da queste rilevazioni è quella di una turris eburnea che privilegia un apprendimento teorico magari molto approfondito, ma comunque piuttosto svincolato dalle dinamiche della vita reale.

L’universo-scuola e il mondo del lavoro

Secondo le previsioni Cedefop per il 2020, nei prossimi anni il peso dell’occupazione sostitutiva si concentrerà su qualificazioni intermedie di natura tecnica e professionale. Le rilevazioni Excelsior 2013 confermano che l’assunzione di nuovi laureati si attesta al 15,9% del totale, mentre la quota dei diplomati sale al 43%; parallelamente, si  riducono le assunzioni di personale con qualifica professionale (10,2%)  o senza preparazione specifica (30,5%).

La rapida evoluzione qualitativa del fabbisogno occupazionale non ha trovato corrispondenza in un’analoga rapidità di adeguamento delle competenze maturate dagli studenti. In particolare, le aziende (Job&Orienta Verona 2013) lamentano la carenza di profili tecnici e specialistici adeguati ed evidenziano la necessità di operare soprattutto su due fronti: orientamento e alternanza scuola-lavoro.

Le indicazioni del mercato del lavoro sembrano tuttavia destinate a rimanere inascoltate nel mondo della scuola:

  • negli ultimi anni si è registrato un forte incremento di iscrizioni nei licei: nell’a.s. 2013-14 il 49,1% degli studenti ha optato per i licei (nell’a.s. 1995-96 era il 37%), il 31,4% per gli istituti tecnici e il 19%6 per i professionali (dati MIUR);
  • nell’anno scolastico 2011-12 (dati Indire) solo il 7,5% degli studenti ha effettuato percorsi di alternanza scuola-lavoro: il 49,8% provenienti da istituti professionali, il 31,4% dai tecnici, il 17% dai licei. Ancora troppo pochi rispetto ad altre realtà europee come la Francia (13%) o la Germania (34%, dati Confindustria Educational), dove l’alternanza scuola-lavoro è fortemente sostenuta dai sindacati e dalle aziende. Il Lazio si colloca nella fascia medio-bassa del dato nazionale (6,9%, contro il 16,3 della Lombardia).

Le proposte

Conciliare l’universo-scuola con il mondo del lavoro

La riforma della scuola superiore ha delegato alle Regioni la gestione dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale (IFP) e il rilascio dei relativi titoli, anche se di fatto gli studenti possono seguire il percorso di IFP sia negli istituti professionali statali che nelle scuole accreditate dalle regioni. Nel Lazio solo il 53% degli iscritti frequentano i corsi regionali, mentre il 47% preferisce rivolgersi alle scuole statali (dati Isfol 2012).

La legge 35/2012 ha successivamente conferito alle Regioni un ruolo determinante anche nell’ambito della promozione dell’istruzione tecnica, affidandogli il compito di:

  • sviluppare una rete di rapporti tra istituti tecnici, professionali, centri di formazione professionale e imprese;
  • tracciare la mappa dei collegamenti tra aree economiche e professionali, filiere produttive e aree tecnologiche (Conferenza Unificata 26/9/2012).

Catalogo dell’offerta formativa della Regione Lazio

Una forte criticità del sistema di formazione professionale della Regione Lazio è legata alla mancanza di un “Catalogo dell’offerta formativa” consultabile in rete, sul modello di quelli elaborati da regioni come la Lombardia o la Toscana. Queste banche-dati rappresentano un servizio fondamentale per l’utenza: sia perché svolgono una funzione di orientamento alla scelta del percorso formativo, sia perché rappresentano una garanzia di trasparenza dei livelli qualitativi minimi dell’offerta. Secondo i dati Isfol 2011, il Lazio delega alle provincie più dell’80% della gestione delle risorse per la formazione, ma neppure i sistemi informativi delle singole provincie offrono all’utenza un’informazione adeguata. Il primo passo per riqualificare l’offerta e renderla più coerente con le realtà produttive del territorio è dunque quello di creare un catalogo ufficiale che permetta di fare chiarezza sullo stato dell’arte: sia in termini di censimento delle strutture accreditate e dei corsi erogati, sia in termini di gestione dei fondi.

Reti scuola-impresa e alternanza scuola-lavoro

I dati forniti dal progetto “Reti Scuola-Impresa” di Confindustria (2012) attestano che nella Regione Lazio solo 4 istituti tecnici (3 a Roma, 1 a Viterbo) hanno avviato esperienze di collaborazione stabile con imprese (Acea e Telecom Italia), su un totale di 93 esperienze registrate a livello nazionale.

In generale, l’attivazione dei percorsi scuola-lavoro risulta problematica sia per la difficoltà di trovare aziende disposte ad ospitare gli studenti, sia per la mancanza di un’adeguata struttura organizzativa in sede scolastica. Questi problemi possono essere superati solo operando in un’ottica di network; in particolare, si propone di:

  • costituire, nell’ambito dei diversi distretti industriali e formativi, dei comitati di coordinamento scuola-impresa che individuino azioni da realizzare attraverso reti di scuole;
  • valorizzare il ruolo delle categorie nella definizione delle reti di scuole e dei distretti indistriali (sulla scia delle esperienze già realizzate in altre regioni da Federmeccanica, Federchimica, Sistema Moda Italia);
  • potenziare il coinvolgimento delle piccole imprese all’interno dei network.

Campagna di orientamento nelle scuole medie

Il divario tra le esigenze delle imprese e le scelte degli studenti (che continuano a privilegiare i licei rispetto agli istituti tecnico-professionali) evidenzia la necessità di promuovere una massiccia campagna di orientamento nel Lazio, anche per limitare la dispersione scolastica. All’orientamento tradizionale all’interno delle scuole bisognerebbe affiancare:

  • portale di interscambio di esperienze e competenze tra mondo della formazione, management e imprese;
  • portale per promuovere e valorizzare gli istituti tecnici presenti sul territorio (sul modello del portale http://www.teknicamente.it realizzato da Confindustria Lombarda);
  • progetto “fabbriche aperte”: visite guidate degli studenti nelle realtà produttive del territorio.

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