Scheda 1 – Formazione

Scheda 1 – Formazione

 In sintesi

Rendere realmente utile la formazione, mettendo al centro le persone, i lavoratori e le imprese, ripartendo dal territorio, dai bisogni e dalla qualità.

La situazione[1]

La formazione nel Lazio è connotata da alcune carenze di fondo sul fronte della governance, dell’utilizzo delle risorse pubbliche e private, nonché dell’incontro tra domanda e offerta con evidenti ricadute negative sul fronte dell’occupabilità, della competitività e dell’efficienza del territorio, retaggio di un passato su cui occorre intervenire per rafforzare ulteriormente l’azione positiva intrapresa dall’attuale Giunta regionale.

Secondo l’ultimo Rapporto ISFOL, nel Lazio “la formazione non sembra ancora rientrare in una programmazione dell’offerta formativa integrata, nonostante l’Accordo del 2008 tra Regione e Parti sociali, in un quadro caratterizzato dalla carenza sia di piani di sviluppo sia di una governance politica e concertata”.

A livello di utilizzo delle risorse FSE asse adattabilità (Euro 147.215.510) la Regione Lazio ha avuto una capacità di impegno pari a poco più del 55.2% e un’efficienza realizzativa del 54.7%, risultati al di sotto del totale Obiettivo CRO (63,3% e 43,1% – dati 2012). Alle risorse FSE si aggiungono le risorse per la legge 236/92 (18mln di Euro nell’ultimo biennio) utilizzati esclusivamente per piani formativi concordati e non per iniziative anticrisi.

Per quanto riguarda le risorse messe a disposizione dai fondi interprofessionali, che hanno sede tutti in regione, meno dell’8% sono quelle destinate al Lazio (deficit di domanda da parte delle imprese). Inoltre, solo il 32.6% delle imprese laziali risulta aderente al sistema dei fondi, con percentuali inferiori anche a quelle delle regioni del mezzogiorno (il Lazio si posiziona all’ultimo posto in Italia in termini di imprese aderenti).

Quanto all’offerta di formazione il panorama si presenta quanto meno ‘parcellizzato’. Si registrano, infatti, circa 400 enti pubblici e privati accreditati, di cui 320 privati e solo 4 università. Inoltre, il comune di Roma gestisce, attraverso convenzione con la Regione Lazio, 9 Centri di Formazione Professionale (CFP. La provincia di Roma è attiva sull’area formativa iniziale, attraverso i propri 6 Centri Provinciali di Formazione Professionale (C.P.F.P.) i quali formano i cittadini nei settori di maggior richiesta, nonché attraverso convenzioni con gli enti accreditati (C.F.P.). è attiva anche sull’area della formazione per lavoratori svantaggiati.

Si registra, inoltre, una generale carenza di adeguati canali informativi regionali, ma anche comunali e regionali, sul fronte dell’informazione e dell’orientamento della domanda. Non sono facilmente reperibili informazioni e dati sull’offerta (e sulla qualità), né particolari strumenti e servizi di orientamento alla formazione professionale.

Il combinato disposto di questi elementi non ha certo un impatto positivo sul fronte competitivo e occupazionale (cfr. i dati riportati alle pagine 1 e 2 del documento).

  

Le proposte

Ferma restando l’azione positiva sin qui avviata dall’attuale Giunta regionale, le iniziative da avviare subito si propongono di colmare i gap del sistema formativo regionale e raggiungere una sua più stretta relazione con le dinamiche produttive e i fabbisogni di imprese e lavoratori.

Azioni sul sistema di offerta e domanda

Analisi e conoscenza del mercato:

  • avviare una ricognizione selettiva delle attività formative realizzate dai centri pubblici di formazione massimizzandone l’efficienza e specializzare gli stessi in funzioni “di sistema” sul fronte di segmenti di popolazione svantaggiata e non coperta da meccanismi di finanziamento privati;
  • avviare una mappatura periodica e sistematica degli enti di formazione, con la collaborazione delle camere di commercio, incentivandone l’ingresso nel sistema informativo regionale e nel meccanismo di accreditamento.

Qualità

Avviare un processo di revisione dei meccanismi di accreditamento degli organismi di formazione (OdF): sburocratizzazione del processo; enfasi sui risultati formativi raggiunti e solidità economico-gestionale degli organismi di formazione, ma anche della qualità della docenza e dell’internazionalizzazione.

Bisogni e valutazione

Rendere obbligatoria per ogni intervento formativo finanziato con risorse pubbliche regionali una corretta analisi preliminare dei fabbisogni delle imprese e dei lavoratori coinvolti, nonché una valutazione finale degli esiti;

Informazione e orientamento

  • attivare un flusso informativo costante (oltre il monitoraggio fisico e finanziario) con gli OdF su analisi della domanda, risultati raggiunti, le nuove iniziative formative avviate;
  • realizzare una rete ‘fisica’ di operatori in grado da fungere da nodi di accesso al sistema della formazione regionale da parte dei diversi target di utenza. Si tratta in altri termini di mettere in rete tutti gli OdF (privati e pubblici) accreditati, agenzie per l’impiego private, centri per l’impiego, camere di commercio e fondi interprofessionali;
  • attivare un portale informativo e orientativo per la domanda con indicazione dei percorsi formativi disponibili (e risorse finanziarie) rispetto ai vari percorsi professionali possibili per varie fasce di popolazione. A regime, si può pensare di attivare un vero e proprio ‘market place’ regionale della formazione professionale dove ciascun cittadino/lavoratore/impresa possa richiedere un “corso” ed avere la migliore offerta dal sistema formativo regionale.

Integrazione con misure anticrisi (legame politiche attive e passive)

Favorire percorsi formativi legati a misure anticrisi sul fronte occupazionale, subordinando il rilascio di sussidi regionali (es. per l’auto-imprenditoria) al completamento di percorsi di formazione professionale.

 

Professionalizzare gli operatori

Promuovere un piano di qualificazione regionale degli operatori della formazione, dell’orientamento e della selezione da realizzare in collaborazione con primarie istituzioni di ricerca e formazione nazionali e internazionali.

Digitalizzazione (innovazione)

Promuovere l’innovazione delle metodologie didattiche dei player dell’offerta privilegiando le iniziative sul fronte dell’utilizzo della formazione veicolata attraverso le nuove tecnologie e i social media, per attrarre anche i giovani e ottenere una maggiore replicabilità delle iniziative formative (su questo fronte – similmente a quanto fatto da regioni come la Toscana – potrebbe essere attivato a tendere un portale regionale dell’offerta di formazione on-line con fruizione gratuita e rilascio di certificazioni).

Internazionalizzazione

Stimolare l’internazionalizzazione dei percorsi formativi e delle attività degli OdF regionali, premiando partenariati in grado di valorizzare lo scambio di esperienze e competenze a livello comunitario.

Azioni sul versante della governance e dell’utilizzo integrato delle risorse

Tavolo regionale

Attivare un tavolo regionale con tutti i rappresentanti dei principali attori del sistema formativo per individuare segmenti prioritari d’azione e iniziative per massimizzare l’efficienza formativa. In particolare, si raccomanda un diretto coinvolgimento delle parti sociali e degli organismi collegati siano essi enti di formazione, fondi interprofessionali o agenzie di intermediazione in tutte le fasi del processo di programmazione, monitoraggio e valutazione degli esiti dei processi formativi.

Integrazione risorse pubbliche e private:

Similmente a quanto fatto da altre regioni italiane (ad es. Lombardia), attivare procedure di finanziamento intergrate con risorse pubbliche regionali e co-finanziamento privato (attraverso fondi interprofessionali) per coprire fasce di lavoratori e imprese attualmente non coperte dai finanziamenti, agendo in particolare sul fronte degli imprenditori e dei giovani (compresi gli startupper).

No microprogetti

Privilegiare finanziamenti a progetti di maggiore entità con affidamenti ‘tipo sovvenzione globale’ per evitare la dispersione di risorse in progetti di modesta entità e massimizzare i ritorni degli investimenti. Si tratta di favorire interventi a supporto delle dinamiche di trasformazione della realtà produttiva e competitiva della regione.

Poli formativi:

Individuare un set di partner formativi di qualità con i quali sviluppare “poli formativi” in grado di elaborare e gestire proposte formative integrate per lo sviluppo e l’occupazione di medio e lungo periodo, che includano attività di ricerca, analisi del fabbisogno, sperimentazioni e valutazioni di impatto nel medio termine. In sostanza, si tratterebbe di promuovere agenzie integrate di sviluppo regionale alle quali assegnare la programmazione e la gestione delle risorse pubbliche destinate alla formazione con focus sull’innovazione, la competitività e l’occupazione.

[1] Il quadro della formazione viene descritto con riferimento alla dimensione regionale e – con un approccio completare rispetto a quello degli altri tavoli di lavoro – ci si sofferma sulla formazione (non scolastica o universitaria) strettamente collegata alle dinamiche occupazionali e produttive.

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