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L’Italia e la lotta internazionale all’Isis a un mese dalle stragi di Parigi di Massimo Bucarelli

All’indomani dei tragici avvenimenti di Parigi del 13 novembre scorso, la maggior parte dei commenti di politici ed editorialisti si è concentrata su due aspetti della lotta che l’Italia e gli altri partner internazionali dovrebbero portare allo Stato islamico e alla sua strategia del terrore: 1) la creazione di una grande coalizione, composta dai paesi della UE, dagli USA e dalla Russia, insieme alle principali potenze regionali, come Iran, Arabia Saudita e Turchia, in grado di sconfiggere l’Isis sul piano militare; 2) isolare economicamente il Califfato, prendendo le distanze da quei paesi che si suppone stiano appoggiando l’Isis, attraverso traffici e affari di ogni genere con i suoi dirigenti.

Molti commentatori, inoltre, hanno censurato l’eccesso di prudenza del governo italiano, in particolare del presidente del Consiglio. Il premier Renzi, infatti, pur ribadendo con chiarezza la volontà di partecipare alla lotta contro il terrorismo islamista, ha allo stesso tempo invitato governi amici e alleati a inserire ogni eventuale intervento militare in un disegno strategico complessivo, volto a stabilizzare la regione e non semplicemente a eliminare un gruppo di potere per creare l’ennesimo vuoto politico, fonte di nuova anarchia e nuova conflittualità: in breve, non interventi affrettati, attuati soprattutto per dare una risposta all’opinione pubblica, giustamente spaventata e disorientata, bensì iniziative meditate e condivise, ma non per questo meno ferme e determinate. Altra critica sollevata contro Palazzo Chigi è il mancato irrigidimento dei rapporti con l’Arabia Saudita e gli altri paesi del Golfo, dal cui interno si sospetta provengano aiuti e finanziamenti per le attività del Califfato; la visita di Renzi a Riad, proprio pochi giorni prima dei drammatici fatti di Parigi, al fine di rafforzare la partnership economica tra i due paesi, è stata oggetto di giudizi assai negativi e motivo di attacchi politici e mediatici.

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SANITA’: DA VOCE DI COSTO A VOCE DI SVILUPPO

Lo scorso 17 novembre 2015 si è svolto il primo FOCUS GROUP del Tavolo Sanità dal titolo “SANITA’: DA VOCE DI COSTO A VOCE DI SVILUPPO”, promosso dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e da ARomaSiCambia!

Sono intervenuti: Valentina Mantua (Responsabile sanità di A Roma si Cambia, fondatore di Health in Progress e Coordinatore del Forum Salute e Sanità del PD Lazio; Davide Integlia, CEO ISHEO e Direttore Area Innovazione I-Com e Fondatore Health in Progress; Rappresentanti dell’industria di settore, imprenditori e cittadini.

A Bruno Scazzocchio, Presidente di A Roma si Cambia e Coordinatore della Commissione lavoro del PD Lazio, sono spettate le conclusioni nelle quali ha sottolineato come “le competenze di I-Com e di ARomaSiCambia! si possano integrare fattivamente per influenzare le politiche regionali in materia di Salute”.

Clicca qui per scaricare e leggere il resoconto della tavolo rotonda.

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Sanità: da Voce di Spesa a Voce di Sviluppo

AROMASICAMBIA!, in collaborazione con HEALTH IN PROGRESS, ha organizzato un FOCUS GROUP dal titolo “SANITA’: DA VOCE DI COSTO A VOCE DI SVILUPPO”, che si terrà Martedì 17 Novembre alle ore 17 presso la sede istituzionale dell’Istituto per la Competitività (I-Com), Piazza dei Santi Apostoli, 66 – Roma, a cui siete tutti invitati.

Si tratta di un tema molto rilevante per i cittadini e per l’economia della nostra Regione ed è importante dare il segnale che Associazioni come la nostra si stanno impegnando per influenzare le scelte della politica. Il nostro forte impegno sulla Sanità si unisce a quello sulla Scuola (entro dopodomani sarà presentato al MIUR il progetto sull’alternanza), sulla Giustizia e sui temi istituzionali che riguardano la nostra città e la nostra Regione, e in questa fase drammatica soprattutto per Roma, occorre fare sentire chiara e forte la nostra voce.   

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Adesione alla manifestazione “Anti-Mafia Capitale”

L’associazione A Roma si Cambia, Culture e Competenze per L’Innovazione, aderisce alla manifestazione Anti-Mafia Capitale prevista oggi 3 settembre alle 18 a piazza Don Bosco. mafie_revLa partecipazione è motivata dalla convinzione che la società civile debba attivamente contribuire al rinnovamento della rappresentanza promuovendo una politica delle competenze.

Solo rinnovando la rappresentanza e la partecipazione sarà possibile attuare il cambiamento necessario per costruire una amministrazione virtuosa che si sostituisca al degrado culturale e morale a cui tutti assistiamo ancora oggi.

— Associazione A Roma si Cambia —

 

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L’ITALIA E LA TUNISIA: VECCHI LEGAMI E NUOVE CONVERGENZE di Massimo Bucarelli

Il 12 maggio 1881 veniva firmato a Tunisi presso il Castello del Bardo – sede all’epoca del Bey di Tunisi e oggi del Museo Nazionale, teatro poche settimane fa dell’ennesima strage rivendicata dall’Isis – il trattato istitutivo del protettorato francese sul paese nordafricano.

Il Trattato del Bardo non solo dava inizio al dominio coloniale francese in Tunisia, ma poneva bruscamente fine alle aspirazioni espansioniste italiane su quel tratto di territorio maghrebino, costringendo la classe dirigente del Regno d’Italia a indirizzare altrove, nella vicina Libia e nel Corno d’Africa, i propositi di ingrandimento coloniale. Vari motivi avevano spinto la politica italiana a progettare la possibile colonizzazione della costa e dell’entroterra tunisino: l’estrema prossimità geografica alle isole e alle coste siciliane; considerazioni d’ordine strategico, legate alla necessità di garantire un certo equilibrio nel Mediterraneo, nel tentativo di contenere la presenza francese e britannica; l’esistenza, infine, di una consistente comunità di italiani, che nei decenni precedenti avevano attraversato il Canale di Sicilia in cerca di miglior fortuna, percorrendo il tragitto inverso rispetto a quello compiuto dagli attuali migranti africani disposti a rischiare la propria vita pur di giungere sulle coste italiane.

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