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Nota sulla definizione della mission di ARomaSiCambia!

a) Valori di riferimento/Vision

  • La nostra identità
    Siamo un gruppo di cittadini, iscritti e non iscritti a partiti politici, appartenenti al mondo delle istituzioni, dell’imprenditoria, del management pubblico e privato, delle professioni, della ricerca e della formazione.
  • I valori di riferimento
    Come civil servant, crediamo che professionalità, competenza e visione siano le leve per generare cambiamento e innovazione nella società, nella politica e dunque nell’economia.

b) Ostacoli che impediscono ai valori di affermarsi

  • Il problema a cui vogliamo rispondere è …
    Lo ‘scollamento’ tra società civile e politica, soprattutto per quanto riguarda la partecipazione delle giovani generazioni. Intendiamo intervenire sulla società e sulla politica, favorendo partecipazione e rappresentanza e trasferendo alla politica, a tutti i livelli, partendo da quelli territoriali, idee, progetti e persone in grado di generare cambiamento e innovazione sociale.

c) Soluzione proposta

  • Ciò che bisogna fare e i risultati che intendiamo raggiungere
    Intendiamo promuovere occasioni di dialogo, proposta progettuale e azione sul campo che coinvolgano sempre più ampie componenti della società civile e della politica; tali interazioni sono finalizzate all’innovazione e al cambiamento.
  • I nostri interlocutori  
    Per farlo ci relazioniamo con le Istituzioni, con la politica, con gli imprenditori e con le principali organizzazioni di rappresentanza, offrendo proposte e progetti in grado di contribuire all’innovazione nell’economia, nella società e nella politica.
  • Perché siamo ‘unici’
    Siamo un laboratorio di idee e, a tendere, un nuovo modello di relazioni tra società civile, politica e territorio. Un ponte tra questi mondi fino ad oggi troppo lontani che devono tornare a conoscersi, parlarsi e a lavorare insieme per il bene comune.
    La nostra unicità risiede nelle modalità di azione che puntano a mettere al centro le attività di ascolto e analisi dalle quali far discendere proposte e iniziative concrete da realizzare insieme a tutti gli attori del cambiamento sul territorio.
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SANITA’: DA VOCE DI COSTO A VOCE DI SVILUPPO

Lo scorso 17 novembre 2015 si è svolto il primo FOCUS GROUP del Tavolo Sanità dal titolo “SANITA’: DA VOCE DI COSTO A VOCE DI SVILUPPO”, promosso dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e da ARomaSiCambia!

Sono intervenuti: Valentina Mantua (Responsabile sanità di A Roma si Cambia, fondatore di Health in Progress e Coordinatore del Forum Salute e Sanità del PD Lazio; Davide Integlia, CEO ISHEO e Direttore Area Innovazione I-Com e Fondatore Health in Progress; Rappresentanti dell’industria di settore, imprenditori e cittadini.

A Bruno Scazzocchio, Presidente di A Roma si Cambia e Coordinatore della Commissione lavoro del PD Lazio, sono spettate le conclusioni nelle quali ha sottolineato come “le competenze di I-Com e di ARomaSiCambia! si possano integrare fattivamente per influenzare le politiche regionali in materia di Salute”.

Clicca qui per scaricare e leggere il resoconto della tavolo rotonda.

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GARANZIA GIOVANI E POLITICHE ATTIVE DEL LAVORO

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Premessa

La ‘garanzia giovani’ viene qui affrontata in senso ampio, come quell’insieme di politiche e strumenti atti a favorire la transizione dei giovani alla vita attiva. Per questo si parte dall’esame dei programmi comunitari e nazionali dedicati al tema, analizzandone le caratteristiche, nonché le aree di miglioramento e collegandoli con le più generali politiche attive del lavoro, che ricomprendono anche gli adulti, prime fra tutte l’orientamento e la formazione, fino a giungere all’analisi delle possibili aree d’azione sul fronte dei meccanismi di agevolazione fiscale e contributiva all’assunzione.
La ‘garanzia giovani’ così intesa ha reso necessario partire da alcune premesse di scenario relative alla riforma del lavoro quali: una modifica dei regimi contrattuali nella direzione del contratto unico a tutele crescenti, la necessità di decentrare fortemente la contrattazione collettiva in modo da legarla sempre più all’effettiva produttività, l’urgenza della costruzione di un sistema di formazione tecnica avanzata.
Si tratta di dare un segnale forte ai giovani e all’Europa, riducendo le molteplici segregazioni del nostro mercato del lavoro e utilizzando le risorse finanziarie della garanzia giovani per introdurre un sistema di formazione più simile a quello dei Paesi dove la disoccupazione giovanile è più bassa, quali Germania, Austria e Svizzera.
Nel nostro Paese il passaggio dallo studio al lavoro è un percorso tortuoso e sovente frustrante per molti, troppi giovani. I dati non confortanti sulla situazione occupazionale dei laureati sono tristemente noti e fotografano una situazione davvero difficile.
Le cause di questa emergenza sono da ricercarsi nelle difficoltà di relazione tra due ‘mondi’ troppo spesso lontani: quello dell’istruzione e quello del lavoro. Secondo la ricerca Studio Ergo Lavoro (McKinsey, 2014) in Italia, il 40% della disoccupazione giovanile ha natura strutturale e affonda le sue radici nello scarso dialogo tra sistema educativo e economico. Solo il 38% dei giovani ha piena consapevolezza degli sbocchi occupazionali offerti dal percorso di studi scelto. Appena il 42% delle imprese ritiene che i neolaureati abbiano competenze adeguate ad affrontare l’attività professionale. A ciò si aggiunga che, molto spesso, l’università non riesce a mettere efficacemente in contatto le imprese e i candidati.

Il Programma Garanzia Giovani: i primi risultati e alcune criticità

Il Programma Garanzia Giovani, con uno stanziamento di 1,5 Miliardi di Euro, si propone di avvicinare questi mondi ricorrendo ad una serie di azioni integrate sia di breve che di medio lungo periodo. Programmi, iniziative, servizi informativi, percorsi personalizzati, incentivi: sono queste le misure previste a livello nazionale e regionale per offrire opportunità di orientamento, formazione e inserimento al lavoro, in un’ottica di collaborazione tra tutti gli attori pubblici e privati coinvolti. A distanza di alcuni mesi dall’avvio, a fronte di risultati è possibile evidenziare una serie di punti di attenzione e di possibile aree di miglioramento.

  • L’impostazione del sistema
    L’impianto del programma, che fa perno sulle regioni come enti intermedi, sconta le differenti capacità programmatiche e gestionali di queste ultime. In molti casi le regioni si sono attivate tardivamente, in alcuni casi hanno previsto propri portali di accesso alla Garanzia Giovani, in altri si sono rifatte al portale nazionale (Clicklavoro). Inoltre, i punti di contatto diretti con i giovani sono i centri per l’impiego, tradizionalmente deboli dal punto di vista delle dotazioni organizzative (e di competenze) e della diffusione territoriale.
  • Le risorse impegnate e la programmazione attuativa
    Particolarmente critica la situazione di impegno delle risorse (da effettuarsi entro il 2015). A oggi, sono stati impiegati solo 561 milioni (260 milioni a livello territoriale) su 1,5 miliardi. La programmazione attuativa va avanti a velocità diverse: solo 12 regioni hanno attivato misure per i NEET.
  • La quantità e la qualità dell’offerta di servizi
    Al momento si contano 262mila giovani iscritti al programma (report ministeriale del 23 ottobre). I giovani “presi in carico” dal servizio sono complessivamente pari a 64.500 (24%). Le occasioni di lavoro sono 19.100, per un totale di posti disponibili pari a 27.400; di queste 4.864 vacancy sono ad oggi attive per un totale di 6.706 posti disponibili.
    Secondo quanto affermano i ricercatori di ADAPT (luglio/settembre 2014) gran parte delle offerte risulterebbero già pubblicate sui siti delle agenzie interinali, poche le richieste dirette delle aziende. L’87% delle posizioni riguardano profili di medio e basso livello. I contratti offerti sono per il 75% a tempo determinato, il 5.80% tirocini e solo l’1.43% di apprendistato.
  • Alcune prime criticità
    Diffusione: la conoscenza del programma è bassa, sia tra i giovani, sia tra gli imprenditori. Gli sportelli informativi sono ‘pochi’. Ad esempio, nella sola città di Roma, cliccando sul sito “GaranziaGiovani” si trovano solo 6 CPI disponibili per l’intera “area metropolitana”.
    Coinvolgimento privati: le convenzioni con le organizzazioni di rappresentanza non sono sufficientemente valorizzate.
    Calo di fiducia: i ragazzi stanno perdendo fiducia nel programma (si registra un rallentamento delle iscrizioni dopo il boom dei primi mesi).
    Valutazione: non esistono meccanismi nazionali per la valutazione “qualitativa” dei risultati.
    Risorse: troppo poco si è investito sull’apprendistato (circa 200milioni di Euro sul totale degli stanziamenti previsti) che nelle intenzioni europee avrebbe dovuto costituire lo strumento principe per l’attuazione della garanzia giovani.

Il legame con le politiche attive

Questi elementi spiegano i risultati non incoraggianti del programma Garanzia Giovani e sono strettamente connessi al più generale debole impianto delle politiche attive per il lavoro nel nostro paese, sia in termini di strutture e soggetti dedicati, sia in termini di risorse stanziate.
Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, nel 2011 – ultimo anno per il quale le statistiche del Ministero sono al momento disponibili in modo completo – le risorse impiegate in Italia negli interventi per l’occupazione erano pari a circa 26.537 milioni di euro; scorporando i servizi, il totale delle misure e del supporto (politiche attive e passive) era pari a circa 26.051 milioni di euro (1.6% del PIL). Per quanto riguarda, invece, la proporzione tra politiche attive e passive, queste ultime rappresentavano circa l’82% delle politiche del lavoro, con una spesa pari a circa 21.295 milioni di euro, contro i 4.755 milioni di euro impiegati per le politiche attive.
Il peso delle politiche attive, che nel 2007 rappresentavano il 36% delle politiche totali, si è ridotto negli ultimi anni rispetto alle politiche passive, stabilizzandosi attorno al 18%. L’incremento più evidente nel peso degli interventi di supporto si osserva a partire dal 2009, come effetto dell’aumentato ricorso agli ammortizzatori sociali durante il periodo di crisi.
Considerando tutti gli interventi complessivamente, i trattamenti di disoccupazione costituiscono la voce di gran lunga più rilevante delle politiche occupazionali. Seguono gli incentivi (9%), i contratti a causa mista (6%) e i prepensionamenti (5%), mentre la formazione – che pure dovrebbe rappresentare la principale leva per adeguare le competenze in momenti di crisi – si attesta intorno al 2%.
Altro elemento del sistema strettamente connesso con la GG è proprio il mondo della formazione e dell’istruzione. Il primo presenta una serie di debolezze strutturali in termini di qualità e quantità dell’offerta, spesso autoreferenziale e costosa e sconta numerosi problemi di efficienza e efficacia legati alla regionalizzazione del sistema. Per questo è opportuno garantire una maggiore valutazione, selezione e efficienza dell’offerta, nonché potenziare gli investimenti nella formazione rivolta agli imprenditori dai quali dipendono molte delle scelte di sviluppo delle competenze delle aziende.
Il secondo dovrebbe maggiormente aprirsi al dialogo con il mondo produttivo sia nei contenuti, sia nelle modalità organizzative, sia nei programmi che dovrebbero valorizzare momenti di apprendimento sul campo e l’alternanza scuola – lavoro. In questo senso, è importante avere come riferimento non solo il lavoro dipendente, ma anche quello autonomo con necessarie iniziative per orientare e formare i giovani all’attività imprenditoriale, nonché puntare sulla formazione tecnica e prevedere periodi di lavoro durante il periodo di studi scolastici e universitari per avvicinare da subito i giovani alla vita professionale. In tal senso il recente documento “La buona scuola”, presentato dal Governo Renzi, potrebbe rappresentare un’interessante opportunità per andare in questa direzione.

Alcune possibili proposte di implementazione

E’ possibile immaginare una serie di obiettivi e azioni da intraprendere nel breve e nel medio lungo periodo per rendere maggiormente incisiva l’azione del programma “Garanzia Giovani”, valorizzandone il legame con le politiche attive.

‘Breve’ periodo (inerenti il programma Garanzia Giovani):
Obiettivi conoscere e diffondere  azioni di informazione, comunicazione & “marketing”:
Investire in una campagna nazionale di comunicazione verso i giovani e le imprese, valorizzando il ruolo delle università/scuole e delle associazioni/sindacati come ‘interfaccia’.
Migliorare la qualità dei dati sull’utilizzo del programma inserendo informazioni anche sulle valutazioni di qualità.
Potenziare il numero degli youth corner dedicati, anche all’interno delle strutture orientative e formative di maggiore rilievo.
Obiettivo coinvolgere  azioni di network e co-gestione:
Privati: oltre alle associazioni di categoria, occorre mettere in rete soggetti privati che forniscono servizi di ricollocazione e orientamento che siano casi di successo effettivo nelle politiche attive e con un’alta riconoscibilità nel mercato del lavoro riguardo al tema giovanile (es. Almalaurea, Actl-sportello stage, Repubblica degli Stagisti, ex Alumni ….).
Sistema formativo (università, degli istituti superiori e delle scuole di formazione): oltre che come partner delle iniziative di comunicazione, questi enti possono supportare l’implementazione del programma sul lato orientativo e della formazione, offrendo ai giovani occasioni di formazione realmente utile all’inserimento lavorativo. Dovrebbero essere selezionati sulla base degli effettivi legami con le aziende e la possibilità di attivare percorsi di studio lavoro come nel caso delle doti uniche della Regione Lombardia.
Obiettivo valutare  azioni di valutazione qualitativa e knowledge condiviso:
Prevedere meccanismi di valutazione in merito alle dimensioni qualitative e non solo quantitative dell’utilizzo del programma, garantendo un uso efficiente delle risorse e promuovendo le attività di apprendimento reciproco a livello nazionale, regionale e locale tra tutti i soggetti coinvolti.

‘Medio-lungo’ periodo (che impattato maggiormente sulle politiche attive e il sistema dell’education):
Obiettivo innovare  azioni lato rilevazione professioni
Innovare i meccanismi di rilevazione dei fabbisogni e classificazione delle figure professionali tenendo conto dei trend in atto nei settori e nelle tecnologie (Cluster tecnologici MIUR, Made in …).
Obiettivo rafforzare il sistema degli attori  azioni lato agenzie nazionali e coinvolgimento privati
Potenziare le competenze e le dotazioni dei centri per l’impiego affinché siano in grado di fornire un orientamento personalizzato e una progettazione individuale da mettere in rete.
Coinvolgere attivamente nel newtork i privati con competenza e esperienza.
Coinvolgere nelle attività di tutorship e mentorship manager e lavoratori altamente qualificati temporaneamente disoccupati.
Obiettivo educare al lavoro: azioni sul fronte education
Incentivare i meccanismi di alternanza e learning on-the job, puntando sull’apprendistato professionalizzante e snellendo il peso burocratico sulle imprese.
Incentivare forme di co-finanziamento privato ad iniziative di formazione e orientamento.
Bruno Scazzocchio, presidente ARomaSiCambia!
Giorgio Neglia, segretario ARomaSiCambia!

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REPORT DEL FOCUS GREEN ECONOMY [Lazio 2020]

Vi facciamo un breve resoconto del  “FOCUS GREEN ECONOMY-Attori, risorse e progetti per uno sviluppo economico sostenibile”, secondo degli incontri “LAZIO 2020”, che si è tenuto a Roma il 12 settembre 2014.

L’incontro fa parte di una serie di eventi e segue il “FOCUS TURISMO 2020” (clicca qui per leggere il report).

Partecipanti: Antonio Lumicisi (Fondazione Ambiente Pulito Onlus), Barbara Gatto (CNA), Dario Di Santo (FIRE), Edoardo Zanchini (Legambiente), Enrico Erba (Città altra economia), Giuseppe D’Ercole (Cisl), Giuseppe Rizzi (Fercargo), Jacopo Fedi (Bioproject Group), Mario Jorizzo (ENEA), Sergio Saggini (Unindustria), Cristiana Avenali (Consigliere Regione Lazio), Athos De Luca (Consigliere Roma Capitale).

Intervento introduttivo: Fabrizia Patanè

Moderatori: Roberto Litta, Giorgio Neglia

L’incontro si è aperto con l’intervento introduttivo di Fabrizia Patanè (segretario di ARomaSicambia!) sul ciclo di focus group e sugli obiettivi che ci si propone come associazione nei confronti dei rappresentanti istituzionali .

Il dibattito Continue reading “REPORT DEL FOCUS GREEN ECONOMY [Lazio 2020]”

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GOVERNABILITA’ – Il superamento del bicameralismo perfetto e la riforma della PA devono andare di pari passo

Uno dei problemi più seri di fronte al quale si trova l’attuale Governo è quello dei decreti attuativi.
I decreti attuativi sono atti, normativi o amministrativi, che hanno la funzione di definire le misure
necessarie ad attuare una legge.
Si tratta di una tecnica molto utilizzata dal legislatore, specie quando la disciplina di una certa materia è particolarmente complessa.
In tali casi, dunque, la legge rinvia adaltri atti le scelte di dettaglio o di elevato contenuto tecnico che il Parlamento non è in grado di compiere.
Sin qui, sembrerebbe che il tema sia banale. Così non è.
Il blog di Openpolis chiarisce la gravità della situazione: “ Dei 1.303 provvedimenti attuativi lasciati in eredità dai Governi Monti e Letta, solamente 624 sono stati adottati, lasciando quindi il 52% di essi in balia della macchina amministrativa italiana”.
Tutto questo, tradotto, significa che provvedimenti licenziati dalle Camere rimangono lettera morta,
vanificando il lavoro del Governo e dei Parlamentari.
Del resto, tradurre l’azione di Governo in provvedimenti che arrivino al cittadino è Il Problema: dall’inizio del proprio mandato, il Governo Renzi è riuscito ad approvare in Parlamento poco più di un terzo di quanto deliberato in CdM: delle 149 decisioni prese, 57 sono state approvate dal Parlamento, 21 devono ancora essere presentate alle Camere, 77 sono al vaglio delle stesse.
Quindi, abbiamo un iter molto lento che è sotto gli occhi di tutti da anni; a ciò si aggiunge il fatto, credo sconosciuto ai più, che quando il Governo riesce faticosamente a far approvare una legge dal Parlamento, deve poi attendere che dentro i ministeri competenti vengano emessi i relativi decreti attuativi.
Di qui il tentativo di superare il bicameralismo perfetto, ma non solo: nella bozza del 12 giugno del DL di riforma della PA, ci sono 7 commi che indicano tempi certi per l’emanazione dei provvedimenti attuativi,
7 commi che qualcuno ha racchiuso in quella che è stata chiamata la “clausola Renzi”.
E allora vediamoli questi sette commi.
Viene anzitutto chiarito che “tutti i provvedimenti, a contenuto normativo o non normativo, previsti per la prima attuazione di leggi, decreti-leggi e decreti legislativi, devono essere predisposti ed emanati nei termini stabiliti dalle disposizioni legislative che li hanno previsti”.
Ecco il primato della politica sulla burocrazia.
Solo il Presidente del Consiglio può consentire una proroga di non più di trenta giorni.
Ed ancora: i provvedimenti devono essere trasmessi dall’amministrazione procedente alla Presidenza del
Consiglio almeno cinque giorni prima della loro emanazione, per consentire l’esercizio dei poteri
di avocazione del Presidente del Consiglio alla decisione collegiale del CdM.
Ove l’amministrazione proponente non fosse in grado di rispettare tale termine, lo comunica almeno 15
Giorni prima alla Presidenza del Consiglio, fornendo tutti gli elementi istruttori predisposti; ove
le amministrazioni dovessero superare tale termine, la competenza a predisporre il provvedimento
attuativo passa alla Presidenza del Consiglio.
Tutto a posto, direte Voi: ecco la Governabilità.
Ed invece, purtroppo, il 13 giugno, nel comunicato del Governo che illustra la riforma, di questi sette commi non c’è più traccia, nella conferenza stampa Renzi non ne ha parlato ed anche nella successiva bozza del suddetto DL, quella del 17 giugno, nessuna traccia della “clausola Renzi”.
Caro Matteo, la battaglia contro il conservatorismo che si annida nella Burocrazia è la madre di tutte le battaglie, quella decisiva per ammodernare questo Paese.

Ci fidiamo di te, non ti far imbrigliare.

Luca Laudadio

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L’Europa è un Paese per Giovani? Sintesi degli interventi dei giovani

Come sapete, il 13 Maggio abbiamo organizzato il convegno ‘L’Europa è un paese per giovani?”. Al suo interno, dopo una breve introduzione, abbiamo dato voce ad 8 giovani, che hanno espresso le loro idee in merito all’Europa.

In calce, trovate il link al documento .pdf che riassume tutti gli interventi dei ragazzi.

Sono intervenuti, nell’ordine:

1) Lorenzo con “La scuola abbandonata”

2) Annalisa “La necessità di conoscere l’Europa”

3) Saverio “L’utilità del Progetto Erasmus”

4) Francesca “Gli stage … non remunerati”

5) Giovanni Paolo “L’accesso alle professioni in ambito intra comunitario”

6) Fiamma “Università e lavoro”

7) Tommaso “Università, lavoro e associazionismo”

8) Michela “un progetto per l’integrazione degli immigrati”

Clicca qui per visualizzare per intero gli interventi dei ragazzi