Pubblica Amministrazione

La Buona Scuola: ora è il tempo del coraggio! (A cura della Redazione di ARomaSiCambia!)

Quella su “La Buona Scuola” è stata la più vasta e imponente consultazione pubblica della storia europea. Basterebbe questa considerazione per far capire quanto importante sia il tema della riforma scolastica nel nostro Paese. Bene ha fatto Renzi ad aprire l’anno salutando gli studenti e prendendo l’impegno di arrivare ad una legge vera e propria entro il 28 febbraio 2015.

Ma non sarà facile: si tratta infatti di un progetto di riforma molto ambizioso che cambierebbe in profondità il modo di fare scuola andando a incidere su un totem finora ritenuto intoccabile: la carriera degli insegnanti. Introdurre criteri meritocratici che andranno a pesare, concretamente, sulle buste paga dei docenti italiani è una sfida che già in passato ha fatto cadere ministri e buoni propositi.

Certamente il compromesso c’è: 148mila nuovi docenti da assumere (che peseranno non poco sulle casse dello Stato) che vanno ad alimentare una schiera di insegnanti che, in rapporto agli studenti, sono molti di più rispetto agli insegnanti dei paesi più avanzati (1 a 12 un insegnante italiano per uno studente italiano, media Ocse 1 a 15). Molte di queste persone da assumere (ma non tutte) hanno fatto la “trafila” per anni nelle aule scolastiche di tutta Italia e meritano senza dubbio di raggiungere la stabilità che serve per svolgere degnamente una professione così delicata.

Bisogna però fare in modo che tutte le risorse non servano soltanto per assumere, ma siano appunto destinate a quello schema “più ore, più impegno, più soldi” che Renzi aveva proposto già nel luglio 2014. L’occasione è davvero ghiotta per arrivare fino in fondo, sia per interesse dell’opinione pubblica, sia per le indicazioni e i modelli proposti dall’Europa, per fare davvero una riforma scolastica lungimirante. Il Governo non deve indietreggiare sulla meritocrazia per gli insegnanti ma anche su alcune significative novità come i corsi curriculari in lingua inglese già alle scuole elementari, più autonomia per i dirigenti scolastici, l’alternanza obbligatoria e l’apprendistato sperimentale per collegare la formazione scolastica al mondo delle imprese.

Anni e anni di divisioni e contrasti sulla scuola hanno creato un clima molto teso sia fuori che dentro Viale Trastevere. Non è stato facile discutere, e non lo sarà. Si fa necessario però e anche piuttosto urgente. Serve prendere atto che senza cambiare la scuola il Paese non può crescere, non davanti ad una disoccupazione giovanile di oltre il 40%, non davanti ad un abbandono scolastico del 17%, non davanti ad un ascensore sociale totalmente bloccato che vede avanzare soltanto i “figli di…” che hanno dalla loro una famiglia con buona disponibilità economica (il 40% dei nuovi avvocati viene da famiglie di avvocati, così gli architetti, i medici e, in misura ridotta, gli ingegneri).

Perdere tempo e perdere fiducia nella riforma della scuola significa perdere giovani potenzialità di rilancio del nostro Paese. Renzi e il Governo devono accelerare e fare ordine: centinaia di leggi e leggine sulla scuola vanno ridotte a fattor comune e messe a valore per un unico grande obiettivo, quello di ridare dignità alla figura degli insegnanti, competitività al nostro sistema scolastico, maggiore fiducia agli studenti che proprio in questi giorni stanno scegliendo dove iscriversi.

E’ il tempo delle scelte questo per “La Buona Scuola”, scelte irripetibili che possono cambiare la vita economica e sociale del Paese. In altre parole, è questo il tempo del coraggio.

 

 

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