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GOVERNABILITA’ – Il superamento del bicameralismo perfetto e la riforma della PA devono andare di pari passo

Uno dei problemi più seri di fronte al quale si trova l’attuale Governo è quello dei decreti attuativi.
I decreti attuativi sono atti, normativi o amministrativi, che hanno la funzione di definire le misure
necessarie ad attuare una legge.
Si tratta di una tecnica molto utilizzata dal legislatore, specie quando la disciplina di una certa materia è particolarmente complessa.
In tali casi, dunque, la legge rinvia adaltri atti le scelte di dettaglio o di elevato contenuto tecnico che il Parlamento non è in grado di compiere.
Sin qui, sembrerebbe che il tema sia banale. Così non è.
Il blog di Openpolis chiarisce la gravità della situazione: “ Dei 1.303 provvedimenti attuativi lasciati in eredità dai Governi Monti e Letta, solamente 624 sono stati adottati, lasciando quindi il 52% di essi in balia della macchina amministrativa italiana”.
Tutto questo, tradotto, significa che provvedimenti licenziati dalle Camere rimangono lettera morta,
vanificando il lavoro del Governo e dei Parlamentari.
Del resto, tradurre l’azione di Governo in provvedimenti che arrivino al cittadino è Il Problema: dall’inizio del proprio mandato, il Governo Renzi è riuscito ad approvare in Parlamento poco più di un terzo di quanto deliberato in CdM: delle 149 decisioni prese, 57 sono state approvate dal Parlamento, 21 devono ancora essere presentate alle Camere, 77 sono al vaglio delle stesse.
Quindi, abbiamo un iter molto lento che è sotto gli occhi di tutti da anni; a ciò si aggiunge il fatto, credo sconosciuto ai più, che quando il Governo riesce faticosamente a far approvare una legge dal Parlamento, deve poi attendere che dentro i ministeri competenti vengano emessi i relativi decreti attuativi.
Di qui il tentativo di superare il bicameralismo perfetto, ma non solo: nella bozza del 12 giugno del DL di riforma della PA, ci sono 7 commi che indicano tempi certi per l’emanazione dei provvedimenti attuativi,
7 commi che qualcuno ha racchiuso in quella che è stata chiamata la “clausola Renzi”.
E allora vediamoli questi sette commi.
Viene anzitutto chiarito che “tutti i provvedimenti, a contenuto normativo o non normativo, previsti per la prima attuazione di leggi, decreti-leggi e decreti legislativi, devono essere predisposti ed emanati nei termini stabiliti dalle disposizioni legislative che li hanno previsti”.
Ecco il primato della politica sulla burocrazia.
Solo il Presidente del Consiglio può consentire una proroga di non più di trenta giorni.
Ed ancora: i provvedimenti devono essere trasmessi dall’amministrazione procedente alla Presidenza del
Consiglio almeno cinque giorni prima della loro emanazione, per consentire l’esercizio dei poteri
di avocazione del Presidente del Consiglio alla decisione collegiale del CdM.
Ove l’amministrazione proponente non fosse in grado di rispettare tale termine, lo comunica almeno 15
Giorni prima alla Presidenza del Consiglio, fornendo tutti gli elementi istruttori predisposti; ove
le amministrazioni dovessero superare tale termine, la competenza a predisporre il provvedimento
attuativo passa alla Presidenza del Consiglio.
Tutto a posto, direte Voi: ecco la Governabilità.
Ed invece, purtroppo, il 13 giugno, nel comunicato del Governo che illustra la riforma, di questi sette commi non c’è più traccia, nella conferenza stampa Renzi non ne ha parlato ed anche nella successiva bozza del suddetto DL, quella del 17 giugno, nessuna traccia della “clausola Renzi”.
Caro Matteo, la battaglia contro il conservatorismo che si annida nella Burocrazia è la madre di tutte le battaglie, quella decisiva per ammodernare questo Paese.

Ci fidiamo di te, non ti far imbrigliare.

Luca Laudadio

Una risposta a "GOVERNABILITA’ – Il superamento del bicameralismo perfetto e la riforma della PA devono andare di pari passo"

  1. Questo articolo è molto interessante. Aggiungerei una chiosa: al netto della resistenza della macchina burocratica, che spesso è presente, oggi è molto difficile emanare decreti attuativi. La complessità spesso è insita nelle norme di legge che lasciano troppo spazio alle interpretazioni perchè, con tutta evidenza, il legislatore non ha voluto imporre ed imporsi delle scelte. Mancanza di volontà, può darsi, mancanza di sintesi, probabile. Ma quale è alla fine il risultato? La cosa peggiore sembra il ritardo con il quale si attuano i provvedimenti. Dietro ció, tuttavia, si cela il rischio maggiore. E cioè quello di aver creato una sorta di legislazione parallela fatta di interpelli circolari e messaggi. Talvolta anche contraddittori e spesso ostinatamente diversi dal cambiamento che ci si attenderebbe nel Paese. Sarà forse il caso di porsi il problema delle regole di buon funzionamento (oltre che della famigerata spendono review) della tecnostruttura?

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