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Io, da 25 anni in RAI, l’11 Giugno non ho scioperato.

Per chi ha seguito il progetto politico di Renzi era evidente che  egli avrebbe chiesto “di fare la sua parte” anche alla Rai. E’ per questo che contrariamente ai tanti colleghi che immediatamente hanno gridato “all’attentato” al servizio pubblico, che hanno intravisto nel provvedimento l’inizio di manovre tese a colpire e ad indebolire l’azienda per cui lavoro, ho pensato che questa richiesta fosse addirittura provvidenziale e potesse  accendere i riflettori su una RAI che l’articolo di Merlo…su Repubblica ha fotografato, a mio avviso,  in maniera inequivocabile.

Noi lavoratori della RAI sappiamo ciò che non va in quest’azienda, ma sappiamo anche che questa  non è solo quella che viene descritta nell’articolo, quella degli sprechi , della pletora di direttori super pagati spesso inutili e  non all’altezza del compito, dei mega consulenti, dei conduttori con contratti milionari che hanno “già dato”, delle mille Direzioni ecc..ecc.. sappiamo che c’è un “popolo dei titoli di coda”  che fa i programmi, che sostiene l’azienda, che ha capacità e professionalità, che  nella maggior parte dei casi ha sempre dato più del dovuto,  che ha fatto grande questa azienda senza avere in cambio la sicurezza di un percorso di crescita professionale prodotto di una seria valutazione e valorizzazione, che per la maggior parte  percepisce una remunerazione  tale da averla vista accresciuta del  famoso “bonus” di 80 euro. ………ma siamo coscienti,  e lo diciamo da tempo ,  che ridefinire il  ruolo e la mission del servizio pubblico è una necessità ormai ineludibile.

E allora mi sono chiesta: perché non approfittiamo della richiesta governativa che ci impone un taglio di 150 milioni per gridare tutti insieme, a gran voce  la RAI c’è, può  dare il suo contributo, può tagliare gli sprechi  che sono sotto gli occhi di tutti, può essere chiamata a fare la sua parte per il risanamento del paese!!! Mi sono chiesta: perché noi lavoratori insieme ai sindacati, non accettiamo la sfida,   chiediamo ai vertici dell’azienda un riordino chiaro, trasparente, un taglio delle voci di spreco più evidenti, pretendendo  di avviare  una manovra  che possa soddisfare la richiesta del governo ma che sia improntata a linee guide precise e ispirate a  criteri tanto in voga in questo momento, anche presso il nuovo governo del paese,  ma che non hanno mai albergato in  Rai  ovvero merito e trasparenza?

Tanti colleghi hanno pensato che tutto ciò fosse improprio, che dietro la richiesta governativa ci fossero trame e accordi precostituiti, la volontà di indebolire il servizio pubblico e la volontà di favorire  altri competitor,  che il suggerimento del governo di vendere una quota minoritaria di RAI WAY, perché di suggerimento si tratta a quanto mi risulta e non di una imposizione, fosse una proposta  scellerata, e hanno scioperato.

Ho cercato di capire, di valutare le istanze dei colleghi e dei sindacati, le loro ragioni, di capire cosa motivasse una chiusura così netta e feroce, che è  sembrata voler dire “e no, adesso tocca a noi e non va bene!!!…………..poi ho preso la mia decisione: non sciopererò, non posso aderire ad un’azione che ha tutto il sapore della conservazione !

Non è possibile immaginare uno  status quo permanente per paura del cambiamento, non è possibile pensare che la volontà di  trasformazione porti sempre a favorire gli interessi di qualcuno e non quelli della collettività……dobbiamo operare una rivoluzione che riguardi innanzi tutto la nostra capacità di  metterci in gioco, di  aprirci a sviluppi futuri, anche se questi minano le nostre certezze o mettono in discussione  il nostro campo d’azione. Se  “cambiare ” può  significare dare una scossa al sistema, a tutti i sistemi, al paese, non è giusto arretrare e forse solo in questo modo, cominciando a scalfire tutti i Totem, riusciremo a riavere una RAI  che comunichi, informi, intrattenga e soprattutto “formi” e “produca cultura” in linea con un paese che punta su  un’ enorme scommessa culturale e che ha bisogno, oggi più che mai, di un servizio pubblico che rispecchi  e veicoli questa idea di rinnovamento e rigenerazione.

Non so come e quando  il governo metterà mano alla riforma dell’azienda per cui lavoro da 25 anni, ma sono certa che lo debba fare e che non potrà fare a meno dell’aiuto di coloro che a questo  servizio pubblico hanno dedicato passione, impegno, entusiasmo, dei “lavoratori dei titoli di coda” per intenderci !

Paola Angioni

Una risposta a "Io, da 25 anni in RAI, l’11 Giugno non ho scioperato."

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